27 Ott Dal sito web al sito “agent-ready”: come l’AI sta cambiando anche il Web
Per molti anni abbiamo progettato siti web pensando sostanzialmente a due interlocutori.
Le persone e i motori di ricerca.
Il sito doveva essere semplice da utilizzare per un utente e semplice da comprendere per Google.
Ora potrebbe aggiungersi un terzo interlocutore: gli agenti di Intelligenza Artificiale.
Sistemi capaci non soltanto di leggere una pagina, ma di navigare, confrontare informazioni, compilare moduli ed eseguire attività per conto dell’utente.
È quello che viene sempre più spesso definito agentic web.
Dal cercare al fare
Pensiamo a una normale ricerca online.
Oggi un utente cerca un ristorante, visita alcuni siti, confronta i menu, controlla gli orari e infine prenota.
Un agente AI potrebbe invece ricevere una richiesta del tipo:
“Cercami un ristorante vegetariano vicino al centro per sabato sera, verifica che abbia un tavolo per quattro persone e mostrami le alternative.”
L’agente dovrebbe quindi cercare informazioni, visitare diversi siti, comprenderne i contenuti e interagire con i servizi disponibili.
Google sta già sperimentando esperienze di questo tipo nella Ricerca e ha indicato gli agenti come una delle evoluzioni più importanti del web.
Che cosa significa “agent-ready”?
Significa progettare un sito che non sia comprensibile soltanto visivamente.
Un essere umano può facilmente capire che un grande pulsante giallo con scritto “Prenota” serve per effettuare una prenotazione.
Un agente deve invece essere in grado di interpretare correttamente la struttura della pagina, gli elementi HTML, i moduli, i campi e le azioni disponibili.
Per questo tornano ad essere particolarmente importanti elementi apparentemente molto tecnici: HTML semantico, struttura logica dei contenuti, accessibilità, etichette corrette nei form e informazioni organizzate.
Google sottolinea che i browser agent possono analizzare DOM, accessibility tree e rappresentazione visiva di un sito per comprenderlo e interagire con esso.
In altre parole, un sito progettato bene diventa più semplice da comprendere sia per le persone sia per le macchine.
WebMCP e il web che diventa “utilizzabile” dagli agenti
Nel 2026 Chrome ha presentato anche WebMCP, una proposta pensata per permettere ai siti web di esporre agli agenti funzioni e azioni in maniera strutturata.
L’idea è interessante.
Invece di obbligare un agente a capire autonomamente dove cliccare all’interno di una pagina, un sito potrebbe indicargli chiaramente quali operazioni sono disponibili.
Per esempio: cercare un prodotto, verificare una disponibilità o compilare un determinato modulo.
Siamo ancora in una fase di evoluzione degli standard, ma la direzione è significativa.
Il web non sarà necessariamente soltanto qualcosa da “guardare”.
Potrebbe diventare sempre più un insieme di servizi con cui persone e agenti possono interagire.
Accessibilità e AI potrebbero avere più cose in comune di quanto pensiamo
C’è poi un aspetto particolarmente interessante.
Molti principi utili agli agenti AI sono gli stessi che da anni caratterizzano un buon sito accessibile.
Pulsanti con etichette chiare.
Form correttamente strutturati.
Titoli organizzati gerarchicamente.
Contenuti comprensibili anche senza affidarsi esclusivamente all’aspetto grafico.
HTML semanticamente corretto.
Non significa progettare siti “per i robot”.
Significa, ancora una volta, progettare meglio.
Anche il W3C nel 2026 ha ampliato la riflessione sul concetto di web user agent includendo non soltanto i browser tradizionali, ma anche sistemi di ricerca, assistenti e AI generative che possono navigare o eseguire azioni per conto delle persone.
La grafica continuerà a contare?
Assolutamente sì.
Un sito deve continuare ad avere un’identità, comunicare valori, costruire fiducia e offrire una buona esperienza visiva.
Ma il design dovrà convivere sempre di più con una struttura tecnica capace di funzionare su livelli differenti.
Un sito dovrà essere bello da vedere.
Veloce.
Accessibile.
Comprensibile dai motori di ricerca.
E probabilmente sempre più semplice da utilizzare anche attraverso sistemi di AI.
E i siti realizzati direttamente dall’AI?
L’altro grande cambiamento riguarda naturalmente il processo di sviluppo.
Gli strumenti generativi possono già produrre interfacce, componenti e codice partendo da una descrizione.
Nel 2026 anche l’ecosistema Chrome ha iniziato a introdurre nuovi strumenti per aiutare gli sviluppatori a costruire, analizzare e testare siti pensando all’interazione con gli agenti AI.
Questo velocizzerà sicuramente molte fasi.
Ma anche in questo caso non significa che progettazione e sviluppo diventino automatici.
Un sito non è la somma di alcune pagine generate.
È un sistema fatto di obiettivi, contenuti, utenti, percorsi di navigazione, dati, integrazioni, sicurezza e identità.
Il web continua a cambiare
Quando sono arrivati gli smartphone abbiamo iniziato a progettare siti responsive.
Quando la velocità è diventata un elemento centrale abbiamo iniziato a prestare maggiore attenzione alle performance.
Quando accessibilità e User Experience sono diventate imprescindibili abbiamo modificato ancora una volta il nostro modo di progettare.
Ora l’Intelligenza Artificiale potrebbe rappresentare un nuovo passaggio.
Non sappiamo ancora esattamente come sarà il web tra qualche anno.
Ma una cosa sembra già piuttosto chiara: i siti dovranno essere progettati per essere sempre più facili da comprendere, non soltanto da vedere.
Ed è forse questa la parte più interessante dell’evoluzione.
Perché dietro ogni nuova tecnologia rimane lo stesso obiettivo che dovrebbe guidare qualsiasi buon progetto web: permettere alle persone di trovare ciò che cercano e fare quello di cui hanno bisogno nel modo più semplice possibile.