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Con l'avvicinarsi del nuovo anno, il mondo digitale si prepara ad accogliere una serie di innovazioni e cambiamenti che influenzeranno il modo di approcciarsi alla tecnologia. Il 2024 si preannuncia ricco di grandi conferme e novità, grazie allo sviluppo di digital trends che ridefiniranno i principali settori e che plasmeranno l'esperienza digitale in modi sorprendenti.Noi de Le Fucine abbiamo studiato gli ultimi report pubblicati e analizzato le ricerche degli esperti digitali, con l’obiettivo migliorare l’esperienza e i servizi destinati ai nostri clienti.Il rapporto di Quantum Metric, società statunitense proprietaria dell’omonima piattaforma di real-time analytics, mette in evidenza 4 grandi digital trends per il 2024, su cui i big del settore si stanno concentrando per aumentare il ROI.Dagli investimenti nell'intelligenza artificiale generativa all’ottimizzazione delle app, esploriamo insieme i principali trend che daranno forma al nostro futuro digitale. 1. Digital trend 2024: investire sull’Intelligenza artificiale generativaL’intelligenza artificiale ha segnato profondamente il 2023 ed è stata anche eletta “parola dell’anno” dal britannico Collins Dictionary, proprio per l’enorme impatto che ha avuto sulla società e su tutti i settori economici.Per questo motivo, il 2024 segnerà uno spartiacque importante, in cui i brand decideranno dove massimizzare il ROI nell’intelligenza artificiale.Un’attenzione particolare è riservata alla Gen AI, ovvero l’intelligenza artificiale generativa, su cui alcune aziende si stanno concentrando per migliorare l’esperienza dei propri dipendenti e per investire sui clienti.Altri brand, invece, si dimostreranno ancora titubanti riguardo al valore dell’intelligenza artificiale oppure non sapranno come sfruttarla per il proprio business.Ciò su cui però le aziende concorderanno sarà la regolamentazione dell’AI, attività prevista proprio nel 2024. 2. Massimizzare il coinvolgimento delle app nativeIl mobile si conferma ancora al centro dell’esperienza digitale: il 73% dei brand afferma, infatti, che i dispositivi mobili sono il modo principale attraverso cui raggiungere i clienti e interagirvi.Nel 2024 si continuerà a favorire il coinvolgimento dei consumatori, attraverso il web mobile e in secondo luogo le app native, che ad oggi rappresentano il 20% delle vendite.Che si tratti di web o app, il 63% dei marchi considera il mobile parte del percorso fisico del cliente, in quanto genera traffico e attività nei punti vendita.In quest’ottica, il prossimo anno saranno ancora una volta i social media ad avere un ruolo fondamentale, poiché aiuteranno ad incrementare le conversioni da dispositivi mobili. Dunque, le aziende saranno chiamate ad elaborare una strategia digitale che integri le campagne sponsorizzate e un piano editoriale finalizzati al raggiungimento degli obiettivi. 3. Aumentare l’esperienza digitale dei dipendentiI dati forniti da Quantum Metric mettono in luce un aspetto cruciale per il successo aziendale nel panorama odierno: la competenza digitale dei dipendenti. Attualmente, 1 brand su 4 riconosce che la mancanza di conoscenze digitali tra i propri collaboratori ha influito negativamente sulla crescita del business. Questo segnale allarmante evidenzia la necessità impellente di colmare le lacune nell'esperienza digitale dei dipendenti, specialmente con l'espansione del personale.Con l'aumento delle risorse umane, diventa fondamentale affrontare i problemi chiave evidenziati dai leader digitali. Tra questi, emerge la carenza di strumenti backend in grado di supportare efficacemente i dipendenti nel loro percorso digitale. Un'altra sfida critica è rappresentata dalla difficoltà nel mantenere una solida fidelizzazione dei clienti a lungo termine, fenomeno amplificato dalle lacune nella competenza digitale del personale. L'impatto negativo di queste criticità si riflette direttamente sulle entrate aziendali, sollevando interrogativi importanti sul futuro delle imprese in un ambiente sempre più digitalizzato.Nel 2024, dunque, l’imperativo sarà investire nel personale per aumentarne il livello di alfabetizzazione digitale. 4. Digital trend 2024: personalizzare l’esperienza digitale dei consumatoriNell'era digitale in costante evoluzione, l'interazione tra consumatori e piattaforme digitali ha raggiunto un nuovo livello di sofisticazione. Dalla semplice ricerca di prodotti e servizi alla gestione completa di ordini e resi, fino ad arrivare agli strumenti self-service che mettono il consumatore al centro dell'esperienza, la personalizzazione è diventata la chiave che sblocca il potenziale completo dell'ambiente digitale.Insieme alla personalizzazione, un’altra parola chiave del 2024 sarà la fidelizzazione dei clienti. Secondo quanto riportato da Quantum Metric, l’anno prossimo il 60% delle aziende offrirà nuovi servizi di abbonamento.Per ottenere il coinvolgimento dei consumatori fidelizzati nelle nuove offerte – obiettivo che interessa il 31% dei brand – i programmi fedeltà nel 2024 evolveranno probabilmente in upselling, la strategia di vendita che incentiva i clienti ad acquistare prodotti con maggiore valore aggiunto rispetto a quello che avrebbero voluto comprare originariamente. In conclusione, il panorama dei digital trends 2024 si preannuncia entusiasmante e ricco di opportunità per le aziende che sapranno adattarsi alle nuove tendenze e intraprendere con coraggio le sfide che riserva il digitale.Se hai un’azienda e vuoi risultare competitivo in un mercato in continua evoluzione, la nostra agenzia può fornirti tutti gli strumenti di cui hai bisogno.Noi de Le Fucine siamo alla continua ricerca di soluzioni innovative e portiamo avanti uno studio costante in ambito di comunicazione e digital marketing.Contattaci al numero 0755094621 oppure invia un’e-mail a info@lefucine.it per richiedere una consulenza.Scarica il report completo su: https://www.quantummetric.com/resources/4-big-digital-bets-for-2024/...
Il 2023 sta per giungere al termine ed è tempo di bilanci per noi appassionati di marketing. Quest’anno ci ha regalato tantissime campagne di comunicazione efficaci e sorprendenti, i cui ingredienti principali sono stati l’inclusione e la sostenibilità.Da diverso tempo, infatti, i brand italiani e internazionali hanno accolto l’aria di cambiamento e fatto leva su tematiche quali body positivity, diritti LGBT+ e rispetto per l’ambiente, per risultare più credibili agli occhi dei consumatori.In questo scenario, è sempre più difficile discernere il messaggio sociale dalla semplice promozione del prodotto o servizio, perché ogni pubblicità racchiude in sé una connotazione simbolica e un obiettivo più alto.Per la scelta delle campagne di comunicazione migliori del 2023, dunque, noi de Le Fucine ci siamo focalizzati sui brand che hanno saputo cogliere al meglio i valori fondanti di questo periodo storico e che li hanno fusi in maniera coerente ed originale con la propria storia e con il prodotto o servizio da promuovere.In questa prima parte, analizzeremo le campagne di tre aziende che non solo hanno convinto i consumatori, bensì li hanno anche ispirati, offrendo loro un importante messaggio.Netflix Italia: Coming Soon (campagne di comunicazione 2023)La piattaforma di streaming Netflix è famosa per le campagne di comunicazione di grande impatto. Da sempre, infatti, il brand punta ad impressionare i suoi abbonati grazie ad uno storytelling emozionale, incentrato sulle serie tv e sui film di tendenza.In particolar modo, è durante la settimana di Sanremo che Netflix realizza spot memorabili.Dopo aver stupito tutti nel 2021 con “Nulla ci colpisce come una storia” e nel 2022 con “Tudum”, quest’anno, la piattaforma ci ha regalato “Coming Soon”.La campagna di comunicazione 2023, come dice il titolo, mostra in anteprima esclusiva le prossime uscite del 2023, annunciando nuovi programmi e grandissimi ritorni. Per farlo, lo spot usa un espediente davvero unico: gli attori delle serie tv e dei film, infatti, sono pronti per andare in scena ma si accorgono di essere soli, perché non ci sono né i cameramen, né i truccatori né tantomeno il regista ad aspettarli. Questo perché, come ci rivela la comparsa di una scritta alla fine del video, “Un anno di nuove storie è in arrivo. Ma non questa settimana” e al termine della pubblicità, scorrono tutti i titoli in uscita nel 2023.Si tratta di una campagna geniale perché, seppure metta in evidenza la sacralità della settimana di Sanremo, in cui tutta l’Italia si ferma, riesce ad ottenere un’enorme visibilità, grazie ai milioni di spettatori incollati allo schermo e sintonizzati su Rai 1.Clicca qui per vedere la campagna di comunicazione.Feltrinelli: Leggere insegna a leggereIl 2023 è stato un anno importante per la casa editrice Feltrinelli, che ha lanciato la sua prima campagna corporate.Dall’evocativo titolo “Leggere insegna a leggere”, il concept mostra quanto i libri abbiano un forte impatto nella vita degli individui e come possano realmente incidere nel futuro e nelle sorti del mondo.Per rappresentare questo concetto, la campagna ha riadattato 5 grandi classici del suo catalogo – Odissea, Cecità, Gli Sdraiati, Umano troppo umano e Piccole donne crescono – modificandone la copertina con immagini che raccontano le principali sfide e problematiche del mondo. Dalle difficoltà delle coppie omosessuali di essere riconosciute come genitori, all’inquinamento, fino ad arrivare agli scioperi e alle manifestazioni degli attivisti, la campagna di comunicazione di Feltrinelli racconta l’epoca che stiamo vivendo con estrema lucidità, aiutando i consumatori a comprendere l’importanza dei libri come vera e propria presa di coscienza.Un messaggio dal forte impatto, dunque, per una pubblicità assolutamente geniale, che ha saputo incantare generazioni di lettori, dai booktoker ai topi da biblioteca.Clicca qui per vedere la campagna di comunicazione.Calzedonia: Ogni passo è un passo avantiQuella lanciata quest’anno da Calzedonia, più che una campagna è un vero e proprio inno al femminismo.Lo spot pubblicitario, infatti, prende le distanze dai luoghi comuni purtroppo ancora associati alle donne e al contempo si allontana anche dall’ostentato perbenismo a cui troppo spesso le aziende si affidano per puntare sulle pari opportunità.La campagna vede protagoniste delle donne che, oltre ad indossare tutte un paio di collant o calze del brand, sono intente a compiere delle scelte importanti. Una di loro raccoglie in uno scatolone gli oggetti dalla sua scrivania e si licenzia, un’altra – vestita da sposa – scappa prima della cerimonia, un’altra ancora decide dopo anni di iscriversi all’università.Le scene che si susseguono mostrano le donne intente a compiere dei passi, prendendo una rampa di scale, scendendo da un treno, uscendo da una porta o calandosi da una finestra.Il claim è proprio “Ogni passo è un passo avanti” e intende dimostrare come ogni decisione, se presa in autonomia e con consapevolezza, è un’importante svolta per chi la intraprende. Anche se si tratta di un salto nel vuoto, di una rinuncia o di una sfida inattesa, le donne possono e devono percorrere la propria strada con fierezza, permettendosi dei cambi di rotta e ignorando ciò che la società impone loro.L’aspetto geniale della campagna di comunicazione 2023 di Calzedonia risiede proprio nell’immediatezza del significato e nell’attualità del messaggio, desiderando arrivare al cuore di tutti, non soltanto delle donne.Clicca qui per vedere la campagna di comunicazione. Queste erano le prime 3 campagne di comunicazione del 2023 scelte da noi de Le Fucine. Seguici sui canali social e sul nostro blog per non perderti la seconda parte!E se desideri promuovere il tuo business, il nostro team ti aiuterà ad elaborare una strategia in linea con i valori e con l’identità del brand.Contattaci per una consulenza.info@lefucine.it0755094621...
Negli ultimi anni, l'evoluzione dei media ha radicalmente cambiato il modo in cui le persone usufruiscono dei contenuti. Se fino a qualche tempo fa i testi e le immagini dominavano il panorama della comunicazione, ora si sta consolidando la supremazia degli audio e dei video.L'ascesa dell'audio, in particolare, è legata al fatto che gli individui sono sempre più attivi e divisi tra mille impegni.Ascoltare un audiolibro mentre si fa jogging, godersi l’ultima puntata del proprio podcast preferito durante un viaggio in treno oppure sentire la musica dal proprio smartphone mentre si sta andando al lavoro sono diventate ormai consuetudine per la maggior parte delle persone.Il principale punto di forza degli audio è proprio il loro essere “multitasking”, in quanto consentono agli utenti di svolgere le loro consuete attività mentre usufruiscono dei contenuti.Inoltre, l’audio riesce a coinvolgere gli individui grazie alla forte componente emotiva. La voce, la musica e gli effetti sonori hanno la capacità di toccare nel profondo, in modi che il testo e le immagini spesso faticano a replicare. La capacità di stabilire una connessione profonda tra il mittente e il destinatario del messaggio rende dunque l'audio un potente strumento per la comunicazione persuasiva e coinvolgente.In questo contesto, una delle piattaforme che gioca un ruolo cruciale è Spotify, una piattaforma digitale – disponibile con il piano gratuito e con l’abbonamento mensile – che offre la possibilità di ascoltare musica e podcast tramite smartphone, tablet, computer e smart TV. Con una base di oltre 574 milioni di utenti attivi mensili a livello globale, è molto di più che una semplice app per lo streaming musicale, bensì si è dimostrata essere un’importante risorsa per chiunque desideri espandere la propria strategia di comunicazione in modi creativi ed efficaci, soprattutto per un pubblico giovane.Negli ultimi anni, il mercato è diventato saturo di attività di marketing digitali e di contenuti divulgati principalmente nelle stesse piattaforme, come ad esempio Instagram e Facebook. Per questo motivo, integrare Spotify nella propria strategia di comunicazione, si dimostra un ottimo modo di distinguersi e pensare fuori dagli schemi, ponendo il proprio business su un piano diverso dalla concorrenza. Ma quali possono essere le modalità con cui rafforzare la visibilità del proprio marchio tramite Spotify?Uno degli strumenti più efficaci e che nell’ultimo periodo ha acquisito una grande popolarità è il podcast. Se il tuo brand ha delle esperienze da condividere, questa tipologia di contenuti è perfetta per fare promozione grazie allo storytelling. Risultare credibili ed efficaci tramite un podcast significa calendarizzare le uscite con frequenza e puntualità, trovare un argomento che risulti interessante e al contempo coerente con il proprio business e saper emozionare il target di destinazione, aumentandone il grado di fidelizzazione.Un altro importante strumento è la playlist pubblica, ovvero una raccolta di brani, spesso caratterizzati dal medesimo filo conduttore. Oltre che permettere al proprio seguito di scoprire nuove canzoni, le playlist sono un ottimo modo per comunicare uno stato d’animo, raccontare il brand o lanciare un messaggio. Inoltre, possono essere rapidamente diffuse e pubblicizzate tramite le pagine social o il sito web dell’azienda, fino a raggiungere migliaia di iscritti. Infine, questa app dà la possibilità di rendere le playlist collaborative, consentendo agli utenti di integrarle con i loro brani preferiti.Spotify può essere utilizzato dai brand non soltanto come piattaforma per creare e condividere contenuti coinvolgenti, ma anche come mezzo attraverso cui divulgare la propria campagna di comunicazione.Si tratta, infatti, di un canale particolarmente efficace in quanto oltre il 50% degli iscritti utilizza la versione gratuita e per questo esposta agli annunci pubblicitari tra un brano e l’altro.In secondo luogo, Spotify garantisce una notevole capacità di targeting e permette di personalizzare le pubblicità tenendo conto di moltissimi parametri, quali età, genere, localizzazione ed interessi.Infine, la piattaforma consente di scegliere tra moltissimi formati pubblicitari, come gli annunci audio, i video takeover, le sponsored playlist e gli overlay. Adottare una strategia di comunicazione che integra Spotify tra i touchpoint utilizzati richiede una grande conoscenza del mercato digitale e delle ultime tendenze in materia di marketing.Noi de Le Fucine abbiamo scelto di iscriverci su questa piattaforma proprio per studiarne da vicino il funzionamento e le potenzialità, a ritmo di musica.Nella playlist “Fucine Mood” abbiamo raccolto i brani preferiti del nostro incredibile team e, grazie all’omonima rubrica social, associamo una canzone ad uno specifico stato d’animo, legato ad una situazione che può crearsi in agenzia.Clicca qui per ascoltare e iscriverti alla nostra fantastica playlist! Se desideri integrare Spotify nella strategia di comunicazione del tuo business, contattaci. Il nostro team di digital strategist, content creator e social media manager elaborerà un piano in linea con le tue esigenze.info@lefucine.it0755094621...
Nelle ultime settimane ha fatto il giro del mondo una notizia riguardante un importante aggiornamento in casa Meta. Instagram e Facebook, in base a quanto riportato dalle principali testate giornalistiche, introdurranno nei Paesi dell’Unione Europea una versione a pagamento che, come vantaggio, avrà la totale rimozione degli annunci pubblicitari personalizzati.Questo rumor arriva direttamente dal New York Times e ricorda molto quanto già introdotto da YouTube e Spotify, che con la sottoscrizione al servizio Premium consentono agli utenti di navigare senza alcuna interruzione pubblicitaria.Per chi desidera continuare a usufruire del piano base, niente panico: nei Paesi UE rimarrà comunque disponibile la versione gratuita. Ma quali sono le motivazioni che hanno spinto Meta a prendere questa decisione?Com’è noto, la società è stata recentemente multata per 1,2 miliardi di dollari dall’Autorità garante per la privacy irlandese, con l’accusa di aver violato il GDPR, avendo trasferito i dati personali di milioni di utenti UE negli Stati Uniti, senza una tutela sufficiente.Con l’entrata in vigore del Digital Services Act (DSA) nell’Unione Europea, inoltre, le persone disporranno di maggiori controlli, potendo disattivare i feed personalizzati e avendo maggiori dettagli riguardo alle loro informazioni estrapolate per targettizzare gli annunci.Il DSA, pertanto, avrà un impatto significativo sull’attività pubblicitaria di Meta, che ha così deciso di correre ai ripari.Secondo le voci di corridoio interne a Meta, invece, l’idea del CEO Mark Zuckerberg avrebbe come scopo quello di alleviare i timori o quantomeno tutelare gli interessi nell’Unione Europea, dove ancora non è stata presentata la nuova applicazione Threads, rivale di X (leggi il nostro articolo per saperne di più: https://www.lefucine.it/x-vs-threads-piattaforme-di-microblogging-in-sfida/)La decisione di implementare un abbonamento per Facebook e Instagram non deve stupirci. Già nel 2018, infatti, durante le indagini sullo scandalo Cambridge Analytics, al cospetto del Senato degli Stati Uniti, fu chiesto a Zuckerberg se Facebook potesse decidere in futuro di far pagare l’accesso per ovviare al problema della raccolta dei dati personali. A tale domanda, il CEO di Meta rispose “Ci sarà sempre una versione di Facebook gratuita”, come a suggerire che l’idea di introdurre un abbonamento fosse un’opzione già presa in considerazione.Al momento non si ha ancora una data ufficiale, ma Meta ha condiviso il suo piano nel mese di settembre, facendo degli incontri con i regolatori della privacy in Irlanda e con i regolatori della concorrenza digitale a Bruxelles.Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il costo di Facebook senza pubblicità sarebbe di circa 14 dollari al mese, mentre l’abbonamento mensile per Instagram e Facebook si aggirerebbe intorno ai 17 dollari.Anche se il piano premium sarà comunque affiancato a quello free, si tratta di un cambiamento epocale. Da quasi 20 anni, infatti, Meta offre servizi gratuiti per i suoi social network e un lancio improvviso di un piano a pagamento è uno degli esempi più evidenti di come le aziende si stiano adeguando alle normative sulla privacy e sulla tutela degli utenti. Noi de Le Fucine studiamo con attenzione le novità dal mondo digital, per offrire ai nostri clienti soluzioni aggiornate ed efficaci. Seguici sui canali social e leggi i nostri articoli per saperne di più!info@lefucine.it0755094621...
I social media sono in continua evoluzione e avere una bussola che indichi la giusta direzione è fondamentale per gli esperti e i professionisti del settore.Hootsuite, l’azienda di uno dei software più rinomati per la gestione delle piattaforme social, si conferma ancora una volta come un faro per coloro che navigano in queste acque.La multinazionale, infatti, redige periodicamente dei report che offrono ai social media manager e ai data analyst gli insight riguardanti l’andamento del mercato, le novità in tendenza e le prossime sfide.Due settimane fa, Hootsuite ha rilasciato per la prima volta un documento intitolato “2023 Social Media Career Report”, che sposta la prospettiva dalle piattaforme ai professionisti.Dopo decenni di trasformazioni, infatti, il social marketing è diventato un settore di grande rilievo per l’economia, dando vita a diverse carriere e percorsi lavorativi. Il report di Hootsuite desidera mettere in evidenza l’evoluzione delle professioni legate ai social media, ma soprattutto raccontarne le sfide, gli obiettivi e le prossime frontiere.Dietro al ruolo dei social media manager si annidano tuttora pregiudizi e luoghi comuni, dovuti soprattutto alla recente nascita di questa professione.In quest’ottica, 2023 Social Media Career Report è una vera e propria guida per chi desidera intraprendere una carriera nel digital marketing e racconta uno spaccato sconosciuto ai più, ma il cui ruolo è sempre più rilevante agli occhi dei brand. Il documento, innanzitutto, esamina le principali sfide che i social media manager si trovano ad affrontare, in termini di responsabilità, scarsità di tempo a disposizione e pregiudizi da parte degli ultimi ma irriducibili scettici. Nonostante tali barriere, tuttavia, il 77% dei professionisti del social marketing è felice del proprio lavoro, come testimoniato dai 3200 impiegati e dagli oltre 600 freelance intervistati.Secondo Hootsuite, la ricetta della felicità è determinata da cinque ingredienti: la possibilità di dedicarsi a questa professione a tempo pieno, il lavoro in ufficio rispetto a quello da remoto, il grande numero di dipendenti, un team social ben strutturato e una paga equa. Il rapporto elenca anche i compiti e gli incarichi che i social media manager svolgono abitualmente. Tale aspetto è molto importante perché ha l’obiettivo di creare consapevolezza e di ridurre il pregiudizio che si cela dietro a queste professionalità, ancora sottovalutate e non sufficientemente riconosciute.I SMM non si limitano a pubblicare un post, scegliendo un copy e un hashtag ad effetto, bensì ideano il piano editoriale, pianificano le partnership con gli influencer, gestiscono le campagne adv, monitorano la propria audience online, editano foto e video, redigono i report di andamento e interagiscono con la community. Hootsuite indica anche qual è il percorso di studi migliore per ottenere i requisiti e gli strumenti necessari a intraprendere questa professione. Le università, infatti, hanno iniziato a offrire programmi dedicati, ma trattandosi di corsi integrati recentemente, quasi due terzi delle persone che lavorano oggi nel social media marketing non hanno avuto una vera e propria formazione in materia. Tuttavia, dallo studio condotto emerge che I laureati in marketing e giornalismo sono i più preparati per una carriera nei social media, in quanto hanno un più alto numero di competenze e una preparazione mirata. Il 2023 Social Media Career Report evidenzia anche le previsioni di crescita salariale, confronta le diverse professionalità del digital marketing e fornisce un identikit del tipico SMM.Il documento si conclude con un forte messaggio di speranza per coloro che lavorano nel social marketing o che desiderano intraprendere questa carriera.I social media sono in costante crescita, cambiamento e sviluppo, e seppure tutto ciò renda difficile operare in questo campo, allo stesso tempo garantisce alla professione una gran sicurezza. Ci sarà sempre bisogno di persone che riescano a tenere il passo con i tempi e che utilizzino tali conoscenze per raggiungere i clienti attraverso un mezzo di comunicazione che sta diventando sempre più efficace.Il social marketing non è una meteora ma un settore destinato a consolidarsi sempre di più nel tempo, ed essere consapevoli delle tendenze e degli obiettivi che il futuro riserva loro, permette ai professionisti di affrontare le sfide con fiducia e preparazione. Per noi de Le Fucine, questo report è molto importante, in quanto condivide in meno di 80 pagine il nostro pensiero sulle potenzialità dei social media. Inoltre, mette in evidenzia lo scenario attuale e ribadisce la necessità di abbattere i pregiudizi e di dare maggiore risalto alle carriere del settore web.Con quasi 20 anni di esperienza alle spalle, la nostra agenzia investe nel futuro e nei suoi professionisti, che si distinguono per preparazione, continua ricerca, ma soprattutto, grande entusiasmo. Scarica il report completo di Hootsuite (è gratis in cambio di alcuni dati) Se desideri integrare i social media nella tua strategia di business, il nostro team può aiutarti a scegliere le attività maggiormente in linea con le tue esigenze. Richiedi subito una consulenza:info@lefucine.it0755094621...
Nelle ultime settimane, i principali media di tutto il mondo hanno parlato di uno scontro tra titani. No, non il presunto combattimento tra Elon Musk e Mark Zuckerberg nella suggestiva arena del Colosseo, bensì una sfida social, a colpi di interazioni e numero di iscritti. Meta, infatti, ha deciso di entrare direttamente in competizione con X, al secolo conosciuta come Twitter, realizzando la piattaforma Threads.Il nuovo social è stato accolto positivamente dagli utenti, raggiungendo 10 milioni di iscritti appena dopo 7 ore dal lancio.Le somiglianze con X sono evidenti: Threads, caratterizzato da un’interfaccia minimal, è un canale per le conversazioni e per la condivisione in tempo reale di post con un limite di 500 caratteri, includendo anche foto e video della durata massima di 5 minuti.A suggerire a Zuckerberg l’idea di aprire una piattaforma di microblogging è stata proprio l’acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk nell’ottobre del 2022. Gli utenti, infatti, non hanno preso di buon grado i cambiamenti apportati dal CEO di Tesla e hanno abbandonato il social network, scegliendo altri canali per condividere la propria opinione e per fare rete. Per Meta, questo evento ha dato vita ad una grandissima opportunità e dall’inizio del 2023 il colosso di Menlo Park ha iniziato a lavorare alla piattaforma. L’obiettivo di Meta, oltre a raggiungere il miliardo di utenti, è quello di creare conversazioni pubbliche. Questo aspetto non dovrebbe stupirci, se pensiamo alle potenzialità generate da questa tipologia di canali social. X, all’anagrafe Twitter, è una piattaforma di microblogging utilizzata in particolar modo da politici ed istituzioni e i suoi contenuti sono spesso oggetto di discussione al centro delle arene televisive o delle testate giornalistiche. Si tratta, dunque, di un canale in grado di dare risonanza alle opinioni e di far arrivare un messaggio ad un grandissimo numero di persone. Zuckerberg vorrebbe ottenere lo stesso risultato con l’ultimo arrivato in casa Meta, diventando così un importante mezzo di diffusione delle notizie e l’ago della bilancia dell’opinione pubblica. Al momento, gli account Threads sono collegati ai profili Instagram, dai quali è possibile importare molti dati, quali la cronologia di navigazione e i contatti. Gli utenti, una volta iscritti, possono gestire le impostazioni, come ad esempio stabilire da chi farsi menzionare nei post. Esattamente come su Instagram, inoltre, si può seguire o meno un account e bloccare o segnalare un utente. Infine, quando si va a bloccare un profilo su Instagram o su Threads, il software automaticamente blocca la persona interessata anche sull’altra piattaforma. Seppure questo social abbia fatto molto parlare di sé e generato parecchia curiosità nel settore digital, attualmente non è disponibile nei paesi dell’unione Europea, poiché le leggi riguardanti la gestione dati degli utenti, in particolar modo quelle del “Digital Markets ATC” sono molto più rigide rispetto a quelle degli altri paesi.Per capire l’impatto di questo nuovo social nel settore digital e per misurare le conseguenze nei confronti di X, non ci resta che aspettare che Threads diventi accessibile in tutto il mondo, ma ciò di cui siamo convinti è che il microblogging, come lo conosciamo oggi, è destinato a cambiare. Noi de Le Fucine siamo da sempre alla ricerca delle ultime tendenze e ci teniamo continuamente informati sulle novità provenienti dalle Big Tech. Se vuoi restare aggiornato sulle news del momento segui il nostro blog e i canali social.Se desideri ricevere una consulenza per creare una strategia digitale per il tuo business, il nostro team è pronto a trasformare in obiettivi concreti e misurabili le tue esigenze. Contattaci subito!info@lefucine.it0755094621...
Gli User Generated Content (UGC), in italiano contenuti generati dagli utenti, sono immagini, video, recensioni o audio che vengono prodotti e condivisi dagli utenti sui canali social, blog, forum e siti web, con l’obiettivo di diffondere informazioni su prodotti e brand.Il concetto di UGC nasce parallelamente a quello di cultura convergente, elaborato nel 2006 dallo studioso dei media Henry Jenkins, ma si evolve con l’arrivo dei social media e delle piattaforme di condivisione. Secondo quanto elaborato da Jenkins, infatti, nella convergence culture gli utenti assumono il ruolo di prosumer, ovvero di consumatori che esercitano un’influenza, partecipando attivamente alle diverse fasi del processo produttivo.Gli User Generated Content sono la massima espressione di questa evoluzione mediale e hanno tre caratteristiche fondamentali. Innanzitutto, sono pubblici, dunque liberamente accessibili da parte degli altri utenti. Inoltre, sono originali, ovvero non sono realizzati da agenzie o da professionisti. Infine, sono creativi, in quanto presentano tratti inediti rispetto agli altri contenuti disponibili in rete.Ma quando parliamo di UGC, a cosa ci riferiamo esattamente?L’esempio classico è costituito dai contenuti multimediali, quali immagini, video e podcast, i più diffusi specialmente nei social network.Esistono, poi, piattaforme wiki, come Wikipedia, che consentono agli utenti di integrare informazioni, modificare le pagine e partecipare attivamente alla costruzione del sito.Ma anche le recensioni e i tutorial rientrano nella categoria UGC, in quanto pubblici, originali e creativi, ma soprattutto realizzati spontaneamente dagli utenti.La lista di tipologie e formati aumenta con il passare del tempo e con l’evolversi dei software e dei canali di comunicazione digitali, ma i contenuti generati dagli utenti sono tutti quelli che vengono creati e divulgati da individui esterni al prodotto o al brand al quale si riferiscono.Trattandosi di contenuti che gli utenti realizzano e pubblicano spontaneamente, le aziende hanno compreso ben presto la loro importanza, cercando un modo per integrarli nella loro strategia di marketing.Ai loro occhi, infatti, gli UGC hanno diversi vantaggi.In primo luogo, comunicano l’autenticità del brand, in quanto i consumatori tendono a fidarsi di ciò che è recensito spontaneamente da altri consumatori, perché percepiscono tali contenuti più reali, trasparenti e imparziali.Inoltre, gli User Generated Content aumentano l’engagement e il grado di fidelizzazione al marchio, permettendo alle persone di sentirsi parte integrante del brand.Un altro punto di forza è la capacità degli UGC di influenzare i comportamenti d’acquisto e di aumentare le conversioni, poiché aiutano i consumatori nella scelta. Abbiamo una prova tangibile di questo vantaggio dai prodotti resi virali da TikTok, grazie proprio ai creator che ne danno feedback e recensioni spontaneamente.A questi vantaggi si aggiunge anche la possibilità di arricchire di contenuti il proprio piano editoriale, implementando le pubblicazioni con contest fotografici, recensioni e challenge. Se vuoi sfruttare gli User Generated Content nei canali social della tua attività, ecco qualche suggerimento.Puoi organizzare un contest, chiedendo ai tuoi follower di pubblicare nei loro canali social dei contenuti riguardanti un tuo prodotto o servizio, utilizzando un hashtag riconoscibile e originale. Oppure, puoi lanciare una challenge, invitando la audience a registrare e pubblicare dei video con un tema specifico e il tuo brand come protagonista.In alternativa, puoi coinvolgere il tuo pubblico nel processo creativo, chiedendo loro di elaborare o scegliere il nome del prossimo prodotto, il logo oppure uno slogan.Qualsiasi sia la modalità scelta, gli UGC sono degli strumenti di marketing e in quanto tali necessitano di alcune accortezze. Prima di integrarli nella tua strategia, è opportuno individuare gli obiettivi della campagna, scegliere i contenuti più adatti alla piattaforma e monitorare il sentiment degli utenti e i risultati ottenuti. Se desideri integrare gli User Generated Content nella tua strategia social, Le Fucine è l’agenzia di comunicazione che fa per te. I nostri digital strategist e social media manager ascolteranno le tue esigenze e individueranno le attività più in linea con la tua immagine aziendale. Contattaci per una consulenza:info@lefucine.it0755094621...
La Apple è una delle aziende di maggior successo al mondo. Dal 1976 ad oggi, infatti, la multinazionale di Cupertino ha rivoluzionato il mercato tecnologico grazie a prodotti e software innovativi. Insieme a Google, Microsoft, Meta e Amazon, fa parte delle Big Tech, ovvero delle società tecnologiche più importanti del pianeta.Nel 2022, la Apple è risultata al primo posto per ricavi nella classifica Fortune Global 500 ed è diventata la prima azienda al mondo a superare i 3.000 miliardi di capitalizzazione.Da quasi cinquant’anni, dunque, la Apple rappresenta nell’immaginario collettivo un brand di culto e i suoi prodotti sono dei veri e propri status symbol.Ma qual è il segreto che si nasconde dietro al successo della Mela morsicata?Innanzitutto, la Apple è partita dal marchio per costruire un’identità sociale, contrapponendosi fermamente a tutte le altre società IT, come IBM, Microsoft e Samsung. Chi fa parte della comunità Apple può sentirsi membro di una tribù, di un gruppo ben consolidato che disdegna i PC e gli altri sistemi operativi in virtù di un marchio più giovane e innovativo, basato sull’imperativo “Think Different”.Inoltre, l’azienda di Cupertino fa fede alla filosofia “Less is more”, adottando sin dagli albori la semplicità come massima sofisticazione e un design minimalista. Questo metodo non si applica soltanto ai prodotti, bensì anche alla strategia di business, nell’ottica di rendere tutto più semplice.Infine, ad attirare particolarmente i consumatori è l’approccio integrato, che permette di connettere e far comunicare i propri dispositivi come un vero e proprio ecosistema.L’azienda di Cupertino si distingue dai suoi competitor anche per le attività di fidelizzazione dei clienti, come ad esempio l’organizzazione di eventi dalla risonanza mediatica globale, finalizzati a comunicare le principali novità. Dall’agosto 1983 ad oggi, infatti, i fan della Mela aspettano con trepidazione i famosi Apple Events e i WWDC (Worldwide Developers Conference), che con cadenza stagionale o annuale accompagnano il brand nella presentazione e nel lancio dei nuovi prodotti.Per noi de Le Fucine, appassionati ed esperti di comunicazione, gli Apple Event rappresentano un caso di studio particolarmente interessante, in quanto racchiudono abilmente creatività e strategia e contribuiscono ad incrementare il successo e la notorietà del marchio.Oltre all’eccellente regia, agli slogan indimenticabili e alla sceneggiatura quasi cinematografica, queste conferenze hanno molti altri punti di forza.In primo luogo, sanno creare attesa, grazie soprattutto alla segretezza e alla mancanza di informazioni riguardo ai prodotti lanciati. Fino a qualche giorno prima, infatti, non si conosce la data esatta dell’evento. Gli stessi argomenti rimangono un mistero: chi vuole farsi un’idea delle novità Apple che saranno presentate, può affidarsi alle indiscrezioni presenti in rete oppure aspettare la diretta sul sito dell’azienda. Per mantenere alto il livello di interesse, gli inviti che i giornalisti ricevono sono disseminati di indizi, che permettono alle testate di fare speculazioni e ipotesi sulle novità in arrivo.Anche durante gli Apple Event la parola d’ordine resta “semplicità”: mentre la concorrenza punta sul linguaggio tecnico per descrivere i suoi prodotti, la Apple adotta una un linguaggio comprensibile e una prospettiva umana, adattando le funzionalità dei device a situazioni della vita quotidiana. Inoltre, anziché soffermarsi su tutte le caratteristiche, l’azienda di Cupertino si concentra soltanto su quelle che raccontano una storia e che danno un valore aggiunto, così da rimanere più impresse nella mente dei consumatori.Il successo degli Apple Event e dei WWDC è determinato anche dalla loro evoluzione. Nati inizialmente come eventi fisici presso i più grandi padiglioni della Silicon Valley o nello Steve Jobs Theater di Cupertino, a causa della pandemia si sono trasformati in appuntamenti virtuali.Gli Apple event, infatti, sono trasmessi in diretta streaming, proprio per consentire agli utenti di tutto il mondo di connettersi e di prendere parte al momento più atteso dell’anno per i fan della Mela e per gli appassionati di tecnologia.L’assenza in platea di giornalisti, sviluppatori e appassionati ha cambiato radicalmente la natura di questi eventi, che tuttavia mantengono una continuità con il passato, adottando spesso vecchi slogan e una scaletta ben consolidata.  L’esempio più eclatante è l’espressione “One more thing” (“Ancora una cosa”), lanciata da Steve Jobs, che consiste nello svelare la novità principale al termine dell’evento, quando gli spettatori credono di aver visto tutto. Dal 1999 è diventata un vero e proprio rito per la Apple, in quanto ha aumentato l’attesa e le aspettative nei confronti degli eventi ed è stata impiegata per presentare più di venti prodotti e software. Dopo l’ultimo “One more thing” del 2011 di Steve Jobs, che illustrava al pubblico la sincronizzazione iTunes Match, il nuovo CEO Tim Cook ha tenuto viva la tradizione, presentando in questo modo alcuni tra i prodotti più celebri, come l’Apple Watch o l’iPhone X.Il prossimo Apple Event probabilmente si terrà il 13 settembre 2023 e saranno svelati i nuovi iPad e MacBook, ma soprattutto l’iPhone 15 nelle varianti standard, Pro e Max. Non ci resta che aspettare qualche settimana e scoprire le sorprese che Apple ci riserverà per questo autunno! Ma, ancora una cosa…Se anche tu sei appassionato di innovazione e tecnologia, scopri tutte le novità del mondo digital sul nostro blog e nei canali social. Contattaci per una consulenza:info@lefucine.it0755094621...
Gli influencer sono persone che hanno molto seguito sui social media e che sono capaci di incidere sulle abitudini e sui comportamenti d’acquisto del pubblico.Proprio grazie al loro grado di popolarità, gli influencer stringono collaborazioni e contratti con i brand che desiderano pubblicizzare i loro prodotti e servizi.Qualche mese fa, in un nostro articolo, abbiamo parlato dell’influencer marketing, ovvero quell’insieme di attività che prevede la promozione attraverso partnership con testimonial, celebrità e blogger di successo.Nel 2022 questo mercato valeva oltre 16.4 miliardi di dollari, cifra che è destinata a crescere alla chiusura di quest’anno.In questo contesto, un ruolo determinante è giocato soprattutto da TikTok, che dà voce non soltanto a creator e influencer, ma anche a persone comuni, che desiderano consigliare e fare una recensione dei prodotti e servizi del momento.Grazie al passaparola social, alcuni libri, capi d’abbigliamento e accessori diventano virali e scalano le classifiche di vendita, risultando introvabili nei negozi e negli shop online.Instagram e TikTok si prestano perfettamente alla promozione dei brand, grazie ai format “unboxing”, “video haul” e “get ready with me”, in cui gli influencer rispettivamente aprono i pacchi ricevuti, mostrano il contenuto dei sacchetti e si preparano davanti alla telecamera, commentando i vestiti, i trucchi e gli accessori che utilizzano. A rendere così efficaci questi contenuti è proprio la spontaneità che li caratterizza e che consente agli utenti di far parte della vita dei creator, scoprendo cosa si nasconde dietro a un make-up perfetto o quale sia il libro che li ha ispirati e che tengono sul comodino.Ma è davvero così? Una recente tendenza sta invertendo la rotta e mettendo in discussione le dinamiche che si nascondono dietro ai consigli del web.Il deinfluencing è un fenomeno con 776,4 milioni di visualizzazioni su TikTok, che consiste nello sconsigliare prodotti, servizi e brand. La logica è la stessa dell’influencer marketing, in quanto al centro dei contenuti ci sono sempre accessori, libri e trucchi virali, ma anziché tesserne le lodi, i creator spiegano perché non vale la pena acquistarli.A rendere così popolare l’hashtag #deinfluencing è il sentimento di onestà che permea nei post. Scorrendo le Stories di Instagram o la For You Page di TikTok, infatti, saltano all’occhio sempre gli stessi prodotti, che i brand inviano a tutti gli influencer del momento, e che grazie a queste collaborazioni ci vengono consigliati con entusiasmo.Il deinfluencing scardina questo processo: al centro dei contenuti non vi è più l’azienda che intende farsi pubblicità, bensì il creator che mal sopporta queste logiche di marketing e vuole svelare ciò che realmente si nasconde dietro ai prodotti e ai servizi virali.I TikToker, i blogger e le celebrità, attraverso le collaborazioni e i contenuti #adv, creano nella mente degli utenti un bisogno, che viene abilmente sopito dal deinfluencing.Le visualizzazioni e il successo di questo fenomeno indicano che il deinfluencing, se utilizzato con consapevolezza, rappresenta una grande opportunità per il marketing digitale.I potenziali consumatori, infatti, ormai saturi dal bombardamento pubblicitario, non riescono più a fidarsi a prescindere di quello che i social promuovono e si affidano a qualcuno che preferisca la reputazione alle collaborazioni.I cosiddetti deinfluencer, mossi dall’imperativo “save your money”, diventano dei punti di riferimento sinceri e genuini per gli utenti, che chiedono loro pareri e consigli, in quanto li ritengono affidabili.La logica che sta dietro al deinfluencing, dunque, non è mirata a sollevare polemiche o ad andare necessariamente controcorrente, bensì prevede lo scardinamento delle dinamiche tra brand e testimonial e dà visibilità soltanto ai prodotti e ai servizi che la meritano.I creator che realizzano contenuti mirati a sconsigliare o a dire la verità dietro ad alcune aziende, non soltanto aumentano il loro grado di credibilità, bensì ottengono migliaia di visualizzazioni e diventano virali quanto gli influencer. Il fenomeno del deinfluencing ha delle conseguenze importanti non solo per i consumatori, ma anche e soprattutto per i brand. Come può un’azienda prevenire le recensioni negative e generare profitto, continuando a rivolgersi ai creator?Innanzitutto, è opportuno elaborare una strategia di branding che conferisca al marchio credibilità e affidabilità. Per fare questo, le aziende devono stringere partnership con creator e blogger che rispecchiano i loro valori e che hanno attinenza rispetto al prodotto o servizio da promuovere. Nella scelta delle collaborazioni, inoltre, la qualità è più importante della quantità. I brand che risultano più credibili sono coloro che scelgono pochi influencer accuratamente selezionati, piuttosto che quelli che inviano i loro prodotti a tutti, sperando di raggiungere un numero di persone più alto.Una partnership di livello garantirà contenuti veritieri e opinioni più sincere, che disincentiveranno in seguito i creator dal fare contenuti a tema #deinfluencing.Come tutti i fenomeni del marketing digitale, dunque, questa recente tendenza a sconsigliare prodotti e servizi, rappresenta per le aziende l’opportunità di emergere e di differenziarsi nel mercato, risultando di qualità superiore e più affidabile rispetto ai competitor. Noi de Le Fucine siamo attenti alle ultime tendenze e alla continua ricerca di soluzioni innovative.Se vuoi cogliere le nuove opportunità del mercato e attuare una strategia di branding efficace, i nostri digital strategist e data analyst possono aiutarti a scegliere le attività più in linea con le tue esigenze. Richiedi subito una consulenza:info@lefucine.it0755094621...